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Nel frattempo le bottigliette saranno  nella Galleria “ITALIA”, ma periodicamente spostate nella galleria di “appartenenza”

 E’ possibile trovare la mignon che interessa, cliccando in alto a des. su —> CERCA , la parola —>vetrina o —> liquori o —> tipo di liquore ( es: grappe, non grappa) —> (nome della ditta: es. MARTINI) —> denominaz. del liquore ( es: Pinch, che è uno sc. wh. della Haig,) ecc. 

Consiglio però di fare la ricerca, per ora e per l’Italia, col nome della ditta produttrice, es. :  —> GALLERIE: appaiono 6 bandiere  —-> (stato di origine del prodotto) : si aprono le gallerie  col nome della singola ditta produttrice   —-> BONOMELLI  —> BROTTO —> CORA ecc…

La prima galleria contiene le ditte produttrici che non hanno quella propria.

Verranno selezionate nelle rispettive gallerie, mano a mano che saranno disponibili le foto ( molte mignon sono già nella galleria relativa all’origine del prodotto )

Cari amici collezionisti, oppure solo curiosi, oppure interessati per la prima volta,

nella mia collezione, o meglio, nel mio modo di collezionare le bottigliette di liquore ( che, per comodità, chiamerò d’ora in poi “mignon”), una parte importantissima hanno quelle che noi collezionisti chiamiamo VARIANTI, cioè i particolari che rendono diverse tra di loro le mignon dello stesso liquore: spesso sono numerose, dettate dal periodo di fabbricazione, dalle leggi vigenti, dalle necessità di mercato, dalla comodità di fabbricazione e di distribuzione, dall’accettazione del mercato, dalla necessità di pubblicità per creare consumo, con conseguente distribuzione e  vendita …..Quest’ultima è senz’altro stata uno dei veicoli pubblicitari di maggiore successo, vista la mole di mignon di “tutte le età”, che noi collezionisti siamo  riusciti a trovare un po’ in tutto il mondo e che perciò sono state prodotte “da sempre” ed in quantità anche notevoli.

Esagerando, purtroppo, ed inflazionando il mercato negli anni ’60, ’70, con ditte che producevano soltanto mignon da mettere sul  mercato per il piacere dei collezionisti: piacere che durò pochi anni, perchè non soddisfò chi le aveva acquistate, non esistendo la corrispondente “bottiglia litro”, cioè quella da normale consumo casalingo, o da mescita nei bar, della quale la mignon era fedele riproduzione e dava il giusto motivo per collezionarla.

Fu proprio questo, all’inizio, lo specifico motivo per cui le mignon venivano distribuite, cioè pubblicizzare il medesimo liquore e la ditta che lo produceva: i primi rappresentanti, PIONIERI di questa realtà industriale, andavano dai clienti anche in bicicletta per portare i loro prodotti!

Devo comunque dire, che la grande pubblicità, ovviamente non solo per i liquori, fu quella fatta attraverso i manifesti pubblicitari, che cominciarono a campeggiare sui muri delle case di Francia e, successivamente su tutte le strade importanti, fino dalla seconda metà del 1800 ad opera di famosissimi pittori francesi dell’epoca, come Eduoard Manet ( per la famosa libreria Rothschild di Parigi),Georges Meunier, Jules Chéret, i quali misero la loro arte anche al servizio dei liquori di produzione francese e del COGNAC.

Fu la Francia, infatti, durante la “Belle Epoque” che accompagnava un periodo di benessere per lo stato, a promuovere le prime campagne pubblicitarie per importare nel mondo conosciuto il suo prodotto migliore: il distillato dal vino ricavato con le uve raccolte nella regione di Cognac, appunto. I manifesti diventarono vere opere d’arte ed  il più importante veicolo pubblicitario dell’epoca.

Centinaia di artisti si impegnarono al massimo in  tutta l’Europa di allora, con risultati eccellenti, che diedero fama e denaro ad alcuni, il cui lavoro venne richiesto anche oltreoceano: Alfons Maria Mucha, cecoslovacco, Lucien Achille Mauzan, francese, Leonetto Cappiello, italiano.  Ed  in molte loro opere la loro arte raffigurava “dall’alto”  il liquore da pubblicizzare e portare al successo commerciale, così come la mignon, fedele riproduzione della bottiglia, veniva direttamente consegnata al cliente per ” l’assaggio diretto”.

Enorme importanza nel settore commeciale è stata data anche dal grande sviluppo dell’oggettistica pubblicitaria, forma primaria di collezionismo, anche questa con produzioni di altissimo pregio e con una vastissima gamma di oggetti, i più disparati: statue, modelli di ogni tipo, specchi, orologi, posacenere, rendiresto, ventagli, cavatappi, temperini, carte da gioco, cartoline…..

Questa forma di collezionismo è sviluppatissima “da sempre” e, per ciò che mi risulta, non ha mai avuto un calo, se non per la sempre più difficile reperibilità di materiale sul mercato e, vi assicuro, non c’è collezionista di liquori, che non abbia qualche vecchio “oggettino” pubblicitario in casa.

Abbiamo notizie delle prime produzioni di mignon in Italia, nate come campioni assaggio, alla fine del 1800 ( grosse ditte, alcune nate molti anni prima, come STOCK, BUTON, GAMBAROTTA, PILLA, ALBERTI, FLORIO ): mignon praticamente introvabili. Ma, t0rnando all’argomento VARIANTI, nel tempo le ditte produssero molte mignon, differenti tra loro, anche se dello stesso liquore, proprio per i motivi sopra accennati, cosicchè le differenze si trovano già nei campioni delle produzioni liquoristiche anni’30, ’40, ’50: chicche per noi collezionisti!

Personalmente, ho in collezione almeno 50 mignon di Brandy Vecchia Romagna BUTON, dagli anni ’30 a poco prima di “ieri”, più numerose bottiglie grandi, cioè contenenti 1/2, 3/4, 1 ed anche 2 litri

. La distilleria Giò Buton ha sempre prodotto le mignon dei suoi liquori:  le più vecchie hanno il tappo in sughero ( all’ epoca le imbottigliavano ed etichettavano “a mano” ed avevano una capacità di 80 cc).  Poi il progresso permise di aumentarne la produzione industriale: le mignon, pur mantenendo la tradizionale forma “a tre facce”,  diventarono più piccole (cc4o, cc30, cc25, più che altro per esigenze fiscali) con il tappo a strappo in metallo, poi in plastica ed oggi a vite con lo strappo( ultimamente si limita a distribuire quelle del Brandy Ve. Ro.): queste sono differenze sostanziali per il collezionista, che senz’altro ne ampliano la collezione.

Altre differenze importanti sono le scritte riportate sulla etichetta e le sue dimensioni: ciò invita  ad una osservazione molto attenta, oltrechè ad una conoscenza dei motivi di tali variazioni, più che altro, per sapere cosa cercare: solitamente le scritte variano per esigenze dettate dalle continue modifiche della legislatura che disciplina la vendita delle bevande alcoliche, da “sempre” fonte di reddito per lo stato rapinoso, che ha costretto il mercato delle mignon ad un drastico ridimensionamento ed a farle quasi scomparire dai tradizionali posti di vendita.

Probabilmente, però, la prima differenza che si nota nella mignon è la forma del vetro, poi il tipo di chiusura (vedi quelle della Buton, per l’appunto), che, unitamente ai particolari sopra accennati, danno senz’altro la possibilità di datarle e, conseguentemente, valutarne la rarità e l’interesse collezionistico: non sempre vecchio significa di valore!

Ricordo a tutti, che circolano molti, troppi, falsi; specialmente (ovvio) delle mignon più vecchie e ricercate. Sono quelle che vengono soprannominate “bollini”e cioè quelle mignon ( generalmente superiori a cc 60,00, fino a cc 100,00) alle quali venne applicato il contrassegno di stato per liquori in metallo leggero.

Esso consisteva in una doppia “medaglietta” di alluminio, unita in una parte. Le due  medagliette, con un’apposita pinza venivano incastrate una nell’altra, dopo avere fatto passare tra le due  un filo di corda (irrobustito ed irrigidito da un filo metallico), che si faceva incrociare, solitamente,  sul cercine   (la sommità del collo col vetro ispessito, dove viene inserito il tappo di sughero ) della bottiglia di liquore e che, “aggrappato” ai lati di essa, ne impediva l’ apertura, che diventava così possibile solo rompendo la cordicella ( art. 126 del Regio decreto-legge 2 Febbraio 1933-XI n. 23 del Ministero delle Finanze), danneggiando irrimediabilmente la “sigillatura”.

Il tutto era eseguito manualmente, perciò si può ben intuire che questo tipo di mignon non poteva essere fabbricato in quantità notevoli, anche se, per certe vecchie ditte e con certi liquori, non sembrerebbe così.

Ergo, si trovano con molta difficoltà. Quasi sempre in vecchie collezioni private.

Oppure, molto più facilmente, iscrivendosi al Club delle Mignonnettes, come feci io “alcuni” anni fa.

Il Club delle Mignonnettes ti permetterà di entrara in un ambiente collezionistico diverso, divertente e ben organizzato: una rivista molto bella ti mostrerà mignon di alto antiquariato ed emissioni nuovissime nel mercato liquoristico attuale, potrà metterti in contatto con i collezionisti attraverso la comunicazione delle mostre-mercato, le aste e mercatini che il Club  organizza  in tutta l’Italia.

Vai su          www.clubdellemignonnettes.it   .

Purtroppo, anche in questo tema collezionistico pullulano i “falsi d’autore”, le mignon manomesse, le mignon inventate, le mignon uniche e non mancano nemmeno i “millantatori”, che ne vendono, specie su eBay, sempre di “rarissime” e “anni ’60/’70″ ( che possono essere, sì, rare, se del  1961, ma comunissime, se del 1979…..!).

Da anni combatto contro questo “fenomeno”;  difficile da soppiantare, più che altro perchè non esistono pubblicazioni ufficiali, che possano aiutare il collezionista a fare le distinzioni, o conoscerne l’anno di fabbricazione, se non con l’aiuto dei produttori, i quali difficilmente, comunque, possono contribuire, perchè non esistono archivi di questi prodotti, in specialmodo se si tratta di mignon antecedenti gli anni ’50.

Successivamente era noto solo il valore commerciale, che, già nei primi anni ’60, era di livello consumistico, con  produzioni molto elevate ( nella galleria ITALIA  alla voce  —–> G.M.A.  si mostrano, e non completamentemente, il numero di bottigliette prodotte dalla ditta G M A e sue “successive modificazioni” )

STOCK,   BUTON,  CINZANO,  MARTINI,  GAMBAROTTA,  PILLA,  RAMAZZOTTI,  CUCCHI,  CARPANO,  ALBERTI(liquore Strega), AVERNA,  ISOLABELLA,  LUXARDO,  FLORIO,  ROSSI d’ASIAGO: queste aziende hanno sempre prodotto, con intervalli più o meno lunghi, mignon dei loro prodotti di vendita, occupando il mercato in maniera notevole.

E… meno male!…diranno i nuovi collezionisti, che per loro sono vecchie di trent’anni e non certo di facile reperibilità ormai.

C’è stato infatti un lungo periodo, almeno dai primi anni’80  fino alla fine degli anni ’90 almeno, durante il quale la produzione di mignon praticamente si arrestò ed io, che ormai da anni avevo cominciato con quelle di  nuova, al tempo, produzione, non trovavo più nulla di interessante, se non partecipando alle manifestazioni del Club delle Mignonnettes, la qual cosa si rivelò molto interessante, poichè cominciai ad interessarmi ampiamente dell’argomento liquori in genere e la mia passione aumentò: ora è grandissima ( mania, forse? ).

In seguito ho conosciuto INTERNET dove, navigando da anni  anche in eBay, posso dire di avere visto migliaia e migliaia di liquori di ogni tipo e di ogni paese, la qual cosa mi ha permesso di essere molto esperto ( ma non infallibile…) di mignon, specialmente di “falsi”, per l’appunto:  ne ho visti in USA, Francia, Olanda, Regno Unito, Uruguay….ed anche Italia, naturalmente!   Perchè io ho gli originali nella mia collezione e lo so perchè mi sono documenteto acquistando vecchi libri sull’argomento liquori e, cosa più importante, confrontandomi con collezionisti specialmente se più esperti di me e comunque, dopo essermi accorto che, da anni, avevo anch’io i miei “bei” falsi in collezione.

Ma è difficile dimostrarlo, se non descrivendo con esattezza le incongruenze  in base alla tua esperienza personale e sperando di avere la controparte che accetta le tue deduzioni: spesso sono state, poi, tolte anche da eBay. Ma un italiano mi ha dato, invece, del rompicoglioni ( ma… che abbia ragione?), mentre un altro mi scrisse che lui “le vendeva come le aveva comprate”, cioè: visto che lui si era fatto fregare, si sentiva legittimato a fare la stessa cosa ad un altro!

Un inglese, invece, dopo che gliele avevo rispedite, perchè manomesse, mi scrisse di non averle mai  ricevute ( non, che non era vera la manomissione! ), salvo, dopo alcuni mesi,  rimetterle in vendita. Ed altri casi ancora…

Come potete vedere, se c’è la passione, c’è anche da divertisi molto collezionando.  Importante è, a mio giudizio, non farlo da soli ed ampliare la propria conoscenza sull’argomento per sapere cosa si porta a casa; dietro una mignon di liquore, ci sono tanti altri argomenti molto interessanti da conoscere.

Frequentando le aste ed i mercatini organizzati dal Club, si possono anche stringere amicizie importanti, come è successo a me, che ora ho senz’altro due famiglie in più da frequentare con piacere, anche se non proprio sotto casa (Ciao Mimmo! Ciao Lillo!).

Sapere come viene prodotto il liquore, conoscere la storia delle ditte produttrici ed i periodi di produzione industriale, andare alla ricerca di vecchie notizie, vecchi articoli sull’argomento,  aiuteranno senz’altro a diventare esperti, a sapere con certezza di fare buoni acquisti, a sapere come e cosa cercare.

Qual è il collezionista che non cerca pezzi rari ( i….. “bollini” ), che arricchiscano la sua collezione?

Ma i furbetti sono in agguato: dato che troppi cercano solo “quelli”, se non ci sono …si fanno e spesso è molto difficile accorgersene. Ma la cosa peggiore è che non si può dimostrare! Se io l’ho in collezione e l’ho vista anche da altri collezionisti, posso confrontarmi, ma se non si è mai vista……e quante ne ho viste di “mai viste”!!

Se la cosa interessa te, collezionista, mettiti in contatto, ti risponderò con piacere.

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