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Bottiglie mignon che passione 15mila in una casa-vetrina

PERSONAGGIO. Attilio Ippoliti quand’era ferroviere ha sfruttato i viaggi di lavoro per creare un’originale raccolta
Nate come campione d’assaggio nell’Ottocento, sono diventate oggetti da collezione «La prima? Tutto iniziò in un bar al santuario della Madonna della Corona»

Una bevuta formato mignon. Con le leggi sempre più dure contro chi guida in stato di ebbrezza e l’insidia del controllo col palloncino, forse sarà questo il destino per vini e liquori, chissà. Lui, Attilio Ippoliti, 62 anni, per lunghi anni ferroviere e oggi apprezzato assicuratore, ha pensato di giocare d’anticipo.

E da quasi 40 anni raccoglie le bottigliette da collezione. Ne ha così tante – più di 15mila- che per metterle in mostra ha tappezzato le pareti della casa con lucide vetrine.
Tutto iniziò quando era fidanzato con Paola, futura moglie. Una gita al santuario della Madonna della Corona e la scoperta di una graziosa bottiglietta in un piccolo bar. «Da allora la mia passione è cresciuta giorno dopo giorno, forse favorita dal mio lavoro di ferroviere che mi faceva viaggiare molto. E visto che ero pagato per andare in giro, ho trasformato il lavoro in hobby. Appena arrivavo in qualche città, finito il turno di lavoro e aspettando di ritornare in servizio, passavo in rassegna i bar per cercare nuove mignon». Ma una vita in ferrovia non sarebbe bastata per acquistarle tutte. Perché le bottigliette formato tascabile catalogate dalle pubblicazioni ufficiali sono più di centomila.
Nate come campione d’assaggio gratuito nell’Ottocento, sono poi diventate il classico oggetto da collezione. La gran parte ha ancora quotazioni abbordabili. Si parte da qualche euro ma si può salire fino ad alcune migliaia per le più rare. Al punto che, fiutando l’affare, i soliti furbetti hanno messo in circolazione dei doppioni falsificati.
Un’altra insidia è il tempo. Perché l’alcol evapora e le bottigliette si svuotano. Così Ippoliti ha sigillato i pezzi più rari della sua collezione con una protezione che impedisce all’aria di «bere» il liquore. Il pezzo più pregiato della collezione Ippoliti è una «Campari» del 1924, dedicata a re Vittorio Emanuele. Ma ci sono anche quotati Bourbon Whiskey prodotti nel 1927 e imbottigliati nel 1934, in pieno proibizionismo.
A riunire gli appassionati e dare informazioni ci pensa la rivista «Il collezionista di Mignon» stampata nel Veronese, curata da Valerio Bigano e spedita a numerosi collezionisti italiani dall’Associazione italiana collezionisti di bottiglie mignon fondata nel 1971. Ci sono anche due musei da visitare, il Branca a Milano e il Carpano a Torino. E a settembre, a Soave, è attesa (data da definire) una mostra mercato con asta dei pezzi più rari.[FIRMA]
Danilo Castellarin
Danilo Castellarin

Attilio Ippoliti con una parte della sua collezione di bottiglie mignon di liquori

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