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Come nelle piu’ importanti forme di collezionismo, anche nella nostra non mancano i “pezzi” falsi e molto spesso sono anche fatti bene, perciò non è sempre facile riconoscerli.

Nella galleria —>”PATACCHE”  ho inserito (ed inserirò ancora) una serie di fotografie, per documentare le mignon falsificate o manomesse che ho, non sempre incautamente, acquistato ed illustro chiaramente come ho potuto capire l’ “inghippo”, cosicché anche altri collezionisti di liquori che mi leggono,  possano imparare quello che ho imparato anch’io da altri più esperti di me, a suo tempo.

Vorrei anche fare una nota: non ricordo collezionisti che  mi abbiano detto di avere acquistato mignon quantomeno “dubbie”, se non dopo che io gli avevo spiegato i motivi del mio sospetto…., non davanti ad altri collezionisti, ovviamente!

Soldi alla mano, il furbetto è sempre in agguato e si accorge dell’ inesperienza dell’ acquirente occasionale, che cerca il pezzo raro e, magari,  a buon prezzo. Oppure di quello che il pezzo rarissimo te lo porta a casa, tutto per te: diffidate gente! Diffidate!

Invale, purtroppo, il malcostume della “fregatura differita”: io l’ ho comprata così e così la vendo ( dichiarazione a me fatta da “uno” su eBay, al quale avevo scritto che la mignon da lui messa in vendita era una patacca…). La stessa cosa può capitare anche ai mercatini ormai : “l’ho pagata cinque euro al mercatino, cosa vuoi? Che sia falsa?”  Beh!  ‘stavolta t’ hanno fregato soltanto cinque euro…Anche in buona fede, magari!

L’esperienza si fa sulla propria pelle ed io mi scottai subito, proprio acquistando  mignon “rare” a buon prezzo.

La prima volta fu a Bassano del Grappa dal mitico…. .  Ma, ad onor del vero, ebbi subito il dubbio, sentendo i prezzi alti che mi sparava il venditore quando gli indicavo la mignon STOCK o BUTON, che pensavo di acquistare; così mi accontentai di due GMA, che avevo sempre visto col tappo in plastica, mentre lì c’erano, molto rare, col tappo  METALLICO a strappo marcato GMA.

Ero con mia moglie (…giovani….!) in montagna, sopra Belluno, seduti in un prato a mangiare “al sacco” ed il dubbio continuava a crescere. Avevo speso una grossa cifra: 5000 lire degli anni ’70!

Il dubbio era specialmente sulla FULL SARTI GRAPPA; l’ altra era la GOLD BLEND.

Agitando la mignon mi convinsi che essa conteneva un liquore dolce, denso, come una SAMBUCA, un’ ANICE.

Perciò dissi a mia moglie: io la apro e …proviamo.

E se poi ti sbagli? Mi chiese lei, che mi sapeva ancora poco esperto.

Decidemmo di correre insieme questo … grosso rischio ed io mi assunsi la responsabilità di stappare la “costosissima” mignon di grappa.

C….! C’era proprio sambuca dentro! Io non l’ avevo mai bevuta, ma a casa, nella mia ancor piccolissima collezione, c ‘era quella mignon con l’etichetta giusta, quella verde con scritto SARTI  SAMBUCA Liquore da Dessert.

Al ritorno tornammo al Ponte di Bassano, nel negozio dell’ ormai non più mitico…. Non batté ciglio e mi restituì il denaro di tutt’e due le mignon: inutile dire che non mi vide più.

Ci sono poi anche quelli che le inventano, o che creano copie dalle bottiglie grandi e da vecchi cataloghi di case liquoristiche: la BUTON ha commerciato numerosissimi tipi di liquori e non di tutti abbiamo visto le mignon, perché mai prodotte probabilmente.

Ecco appunto: probabilmente! Non si sa con certezza se essa, come per tutte le ditte che hanno prodotto liquori, abbia messo in commercio per ogni liquore prodotto la corrispondente  bottiglietta campione. Ed infatti da anni si vedono “in giro” esemplari rarissimi di liquori BUTON, ovviamente costosissimi, dei quali non si ha la certezza che siano autentici, ma che è difficile classificare falsi.

Abbiamo l’etichetta sul catalogo BUTON e l’immagine della corrispondente bottiglia grande si vede anche su vecchie pubblicità, a volte, e può nascere una variante od un pezzo unico, rarissimo, costosissimo … giustamente: è giusto pagare anche la…….. mano d ’opera.

Tempo fa, sfogliando un catalogo di mignon, mi accorsi di un inghippo. Avevo visto, ed in seguito acquistato, un libro sulla storia della Casa BUTON con le immagini di vecchie bottiglie ed etichette: una di queste l’avevo già vista applicata ad una mignon “mai vista prima”.

Peccato che lo stesso difetto di stampa sull’etichetta stampata in catalogo si vedesse anche sulla uguale etichetta applicata alla rarissima, costosissima mignon! L’etichetta “giusta” è quella sulla mignon, poi riportata sul catalogo, oppure quella sul catalogo, fotografata, successivamente riprodotta ( oppure fotocopiata) e poi applicata alla mignon, diventata così pezzo unico mai visto prima?

Poi ci sono i sigilli, o bollini, aggiunti alla mignon vecchia  (aggiunti, non rimessi, se c’erano: e, a questo proposito, aprirei una polemica infinita…), che aveva applicato il, comunque vecchio, contrassegno in carta filigranata.
Continua—-

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